Ceciness more less |
"E comunque, la maggior parte delle cose più vere è meglio lasciarle non dette" |
Hernest Hemingway
(Fonte: brainpickings.org)
Hernest Hemingway
(Fonte: brainpickings.org)
Eravamo all’università quando lo conobbi. Io vivevo con Mammarta e altre due ragazze in un appartamento al secondo piano di un palazzo a Castello, a Venezia. Revolver era il nostro locatore, un signore anziano e sovrappeso, che ho sempre associato alla figura di Freak Antoni degli Skiantos, per via dell’ernia all’ombelico.
L’ho vista, quella di Freak Antoni, quando venne a suonare al festival che organizzavamo col gruppo dei fioi; quella del sig. Revolver invece un giorno che è venuto ad aggiustarci l’attacco della lampadina in salotto, che si era fuso.
Mi sono sempre chiesta perché un uomo tanto vecchio e grasso, con difficoltà a deambulare e col respiro perennemente affannoso, non avesse pensato di chiamare qualcuno che lo facesse di mestiere di salire tre piani a piedi e senza ascensore, con la valigetta degli attrezzi che pesa come un bimbo all’asilo e di restare penzoloni a una scala per venti minuti di fila.
Me lo chiesi nonostante la risposta la sapessi già, perché mi è bastato ricordare quella volta in cui incrociai il signor Revolver in vaporetto, in un luglio veneziano 40 gradi centigradi, 90% di umidità e 100% Laos, che tornava a casa dal discount di Marghera, cioè dalla terraferma.
- Ho preso la navetta, è gratis.
- Sì ma, sig. Revolver, con questo caldo e tutto questo peso. Guardai le buste della spesa poggiate a terra. - E il vaporetto senz’aria condizionata, il bus claustrofobico e tutta quella strada; insomma anche al tg dicono che è meglio per gli anziani rimanersene in casa, soprattutto nelle prime ore del pomeriggio. Andiamo, si lasci aiutare.
Ma lui era così, un classe 1928 che coi soldi delle permute sotto al materasso riusciva ugualmente a non dimenticare la povertà vissuta da giovane in terra carnica, disposto com’era a sfiorare l’infarto pur di aggiustare da solo ma a costo zero il guasto.
- Non si preoccupi signorina, una volta facevo l’elettricista quando vivevo a Monfalcone.
- Ci mancherebbe, signor Revolver, come preferisce.
- Bene, mi passi la pila.
- Certo.
- Cacciavite.
- Questo?
- Forbice.
- Eccola.
Trafficava insistendo sul bulbo il sig. Revolver, vestito con le braghe della tuta di Paolo Rossi e una maglietta lisa, una volta certamente bianca, che per l’usura e i numerosi lavaggi gli vestiva leggermente stretta e corta, tanto che lavorando con le braccia all’insu gli lasciava scoperta la pancia. Ma soprattutto l’ernia, questa specie di ravanello di grasso ad altezza ombelico che lì per lì mi indusse un conato.
“Non guardare, non guardare, non guardare” mi ripetevo, nell’illusione di riuscire a staccare lo sguardo da quell’arancino lipidico attaccato al ventre.
- Lampadina.
“No dai, adesso mi volto dall’altra parte e quando mi sarò rigirata sarà sparita, oppure non la vedrò più perché ci si abitua a tutto anche al peggio”.
È ancora lì, per la puttana. Conato.
- Lampadina.
Non era facile per lui capire che cosa stesse succedendo appena sotto quel suo gomitolo di viscere esposto, ad altezza pavimento dove ormai smaniavo in preda al terzo conato.
- Lampadina! Revolver grugnì, visibilmente spazientito cioè più sudato del solito.
- Signorina, e ora che fa?
- Bagno.
(Fonte: bismillah-we-will-not-let-you-go, via themodculture)
- Non! Rien de rien… Non! Je ne regrette rien…
- Proprio sicura?
- Ma che disgrazia, io mi maledico, ho scelto te un barman per amico.
Dino Buzzati, Inviti superflui
Boris Vian, La schiuma dei giorni
Dancehall. The Story of Jamaican Dancehall Culture
(Fonte: themodculture)
Per fortuna il 31 dicembre dovevo confezionare almeno due dozzine di tramezzini e non c’ho pensato.
Per fortuna il 31 dicembre ero piena di maionese fin sopra i capelli e non c’ho pensato.
Per fortuna il 31 dicembre ho lavato, sminuzzato e lessato verdurine per l’insalata russa e non c’ho pensato.
Non c’ho proprio pensato ai buoni propositi per l’anno nuovo.
L’ho fatto a dire il vero per qualche ora il giorno prima, il 30 sera, quando è venuta a trovarmi CuorediPanna e abbiamo rivalutato quella teoria sul voodoo. C’ha ragione lei in fondo, dev’esserci qualcosa che non va, qualcosa non è in bolla e alla quarta birra abbiamo pure capito cosa e ce ne siamo sbarazzate. Anzi, io l’ho capito e lei se n’è sbarazzata.
Quei dannati cornetti napoletani che mi regalò l’Avvocato sono il problema, c’hanno il male addosso e stanno accanto al mio letto in una busta di plastica col logo scolorito della farmacia da almeno due anni; da tanto cioè i cornetti lavorano lentamente e invisibili, ossia da dietro proprio come le supposte. I cornetti in questi due anni hanno rilasciato il veleno come il contagocce della Novalgina, ammorbando la mia vita, esattamente come ha fatto l’Avvocato per i due anni precedenti. Che in totale fa quattro.
Non li ho buttati prima solo perché pensavo che un giorno potessero servirmi che ne so per una festa in maschera, a quale altro scopo se non alla pantomima si prestano d’altronde quei maledetti cornetti di bassa, macché dico bassissima fattura, regalati con gratitudine all’Avvocato dal senegalese Sadibou per sdebitarsi di una consulenza sul permesso di soggiorno e a loro volta consegnati a me, ma con molto meno slancio emotivo s’intende. Dai che in fondo lo sai, io sono l’Avvocato e se volessi ti regalerei la luna, se lo volessi, ma tu sei fatta di cane e non la meriti mica la luna, tu ti meriti i cornetti della pellagra.
Cornetti vigliacchi, cornetti pusillanimi. Cornetti ammalorati.
Alla quarta birra, dicevo, e alla domanda, sempre quella da un po’ di mesi ormai, “Ma che cosa c’è che non va in te?” ho fatto uno scatto dalla sedia e mi sono catapultata nel cubo bianco, la mia camera da letto del tutto priva di mobilio.
“Dov’è? Dove l’ho messo? È sempre stato qui”.
Scatolone uno, no. Scatolone due, no. Scatolone tre, eh sì.
“Eccolo, l’ho trovato”. Ho preso il sacchetto e l’ho consegnato a CuorediPanna. “Liberatene” le ho detto “e alla svelta. Getta i cornetti dal finestrino dell’auto in corsa, fallo stasera tornando a casa, però senza il sacchetto chè ho l’animo sensibile per la spazzatura, quello buttalo nel secco per favore”.
CuorediPanna è la persona perfetta per questo tipo di imprese; nulla infatti la preoccupava se non una precisazione: “Sì, ma in quale punto per l’esattezza? Tornando a casa passo per almeno quattro territori comunali. Dove vuoi che li butti i cornetti ammorbati?”. “Nei due comuni della mia provincia no” dico “però nemmeno nel primo dell’altra provincia, chè ci lavoro e non mi sentirei del tutto al sicuro e poi magari porta pure sfiga”.
Alla mattina del 31 un sms da CuorediPanna. ”Missione compiuta”.
E così ho pure il mio buon proposito per il 2012.
Da oggi i cornetti li mangio con la marmellata a colazione.